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chi sono

Sono Corrado Luezza, nato a Napoli il 21 Luglio 1963. Da sempre mi sono interessato al lavoro sul corpo come percorso personale, praticando sport quali il judo, l’atletica leggera, il pugilato, il ciclismo. La costante e crescente esigenza di conoscere il funzionamento del corpo umano mi ha spinto a iscrivermi alla scuola di fisioterapia. Dopo aver acquisito il diploma mi sono reso conto che in quanto non riuscivo a soddisfare completamente i miei interrogativi sul funzionamento di questa stupenda macchina che è il corpo umano.

Il lavoro settoriale che praticavo sui singoli segmenti corporei e sui sintomi non mi dava soddisfazione, riusciva solo a incrementare la consapevolezza del limite di questo tipo di approccio, in quanto il miglioramento del cliente era quasi sempre temporaneo: troppo spesso il dolore ritornava lì dove si era già presentato o altrove, con altre manifestazioni e sintomi magari differenti, ma sempre presenti. Questo generava in me frustrazione, perché avevo l’impressione di non poter “chiudere il cerchio” e mi sentivo sempre limitato nella reale possibilità di dare aiuto. Mi misi quindi in cerca di altri percorsi che mi permettessero di stabilire nel mio lavoro sul corpo una relazione tra “le parti” e “il tutto”, percorsi che non fossero orientati verso la risoluzione del singolo sintomo, bensì che tenessero conto dell’equilibrio generale.
Approdai all’osteopatia, la prima, grande strada che mi consentì di aprire gli occhi in direzione dell’approccio olistico e della possibilità di prendere in carico la persona nella sua totalità e interezza. Da quel momento in poi ebbi idee più chiare sulle mie scelte professionali e sul mio orientamento.

L’osteopatia mi diede, infatti, la visione globale delle connessioni nel corpo umano, permettendomi di comprendere come, ad esempio, un dolore cervicale potesse dipendere da un appoggio del piede non funzionale; come un viscere, ad esempio il fegato, potesse scatenare il dolore tipico della periartrite; come lo stomaco potesse procurare dorsalgia e l’intestino lombalgia, e ancora come l’appoggio alterato del piede potesse scatenare mal di testa… Da lì approdai ad altri campi, metodi e tecniche che a loro volta mi fornivano spiegazioni e conoscenze differenti da quelle che parevano rientrare nei canoni della medicina d’uso. Ogni percorso che affrontavo chiariva nuovi aspetti e apriva nuovi orizzonti. In ogni caso non ci si rivolgeva più soltanto al sintomo e alla zona colpita, ma si andava a cercare e a trattare più lontano, tenendo conto di una sorta di “rete” che collegava tra loro parti del corpo che in apparenza sembravano non avere relazione.

Di fatto, tutti i percorsi che affrontavo mi riportavano alla fascia, quel tessuto che nel corpo connette, congiunge e separa le varie parti tra loro per costituire un tutto organico, permettendo ai vari elementi che costituiscono la nostra struttura di comunicare e interagire tra loro come in una rete, appunto. L’importanza della fascia accomunava i vari metodi che via via andavo integrando. Tra essi, alcuni erano caratterizzati da un approccio più prettamente strutturale, come l’osteopatia medesima, la manipolazione neuroconnettivale, la riprogrammazione posturale globale; altri si orientavano maggiormente verso la sfera emotiva, come il rilascio somato-emozionale; altri ancora sembravano porsi sul confine tra i due aspetti precedenti, come la manipolazione viscerale e le tecniche craniosacrali che a volte possono condurre la persona che riceve il trattamento al rilascio spontaneo di emozioni correlate alla manifestazione dei sintomi fisici e al recupero dell’equilibrio. Col tempo, grazie all’esperienza e alle conoscenze acquisite ho potuto comprendere come la struttura muscoloscheletrica, teatro di tanti disagi, non sempre sia la causa delle perturbazioni che manifesta, bensì possa essere perturbata da cause a volte viscerali, a volte emotive, a volte dovute alla relazione con l’ambiente circostante e alle abitudini, ad esempio alimentari. Per merito di questa consapevolezza ho sviluppato un modo di lavorare che integri tra loro i vari percorsi e i vari approcci.

Non sento di appartenere a una singola categoria perché ritengo che nessuna delle singole discipline che ho acquisito e che utilizzo possieda, da sola, le chiavi della “verità assoluta”. Il mio approccio personale consiste nell’integrare le conoscenze acquisite per trovare la porta e la chiave di accesso alla singola persona, nel rispetto delle sue necessità e della sua volontà. Ho potuto constatare, di fatto, quanto siano importanti la qualità della relazione e la possibilità di interazione col cliente per un soddisfacente conseguimento degli obiettivi che ci si pone. L’interazione col cliente implica e richiede la sua partecipazione responsabile al processo per il conseguimento di quel riequilibrio che conduce alla risoluzione dei sintomi, processo che avverrà quanto è maggiore la sua volontà di star bene. Quel che dico alle persone che si rivolgono a me è: “Non limitatevi a darmi il vostro dolore in mano, il percorso di guarigione lo si fa insieme!”

Con tutto ciò, nonostante io possa constatare che il mio approccio considera l’individuo nella sua totalità e completezza, sono sempre e ancora in cerca di altre verità o di quella “verità assoluta” che, pur essendo chiaramente un miraggio, mi funge da stimolo e mi permette di mettermi costantemente in discussione e, quindi, di arricchirmi di cose nuove, imparando con curiosità.